Graziella Riga
Stasera quando son passato dalla piazza, davanti ai soliti manifesti lugubri che ne ingombrano i muri scalcinati con i loro annunci di dolorose dipartite, ho avuto quasi un trasalimento e non ci volevo credere: uno, tremendo, recava la dicitura Graziella Riga. Dopo ripetute letture del testo mi son dovuto arrendere all’evidenza: mannaggia, era proprio la compagna Graziella Riga che ci ha lasciato stavolta. E’ molto triste doverlo ammettere, ma un’altra pagina importante di storia cortalese si chiude per sempre lasciandoci più soli, in un paese diverso da quello conosciuto dalla mia generazione che tanti anni fa si affacciava alla stagione adulta dell’impegno proprio seguendo il suo esempio. Un paese involgarito e più cattivo che oggi appare povero di entusiasmo, di idealità e di cultura, proprio le caratteristiche della personalità di Graziella che maggiormente colpivano. Quando arrivai a Cortale, sul finire dei ’60, Graziella era già una leggenda: apparteneva ad una famiglia della buona borghesia cortalese. Figlia prediletta del maestro Riga e di una energica gentildonna napoletana (un inciso: ogni tanto bisognerebbe ricordare l’azione educativa eroica svolta in anni durissimi di miseria e di guerra dai maestri Riga e Maiolo per l’alfabetizzazione dei bimbi cortalesi).Quando i suoi fratelli maggiori alla fine della guerra, al pari di tanti intellettuali democratici si schierarono, convinti dall’alacre attività di propaganda e di proselitismo svolta dal confinato Cocco, dalla parte del movimento contadino che nel Sud lottava per riscattarsi da secolari ingiustizie, suscitarono non poco scalpore in paese ed eserciteranno una influenza decisiva sulle scelte politiche della giovane Graziella. Un fratello, Pasquale scriveva sull’Avanti! e l’altro fratello Gianni, giovane e brillante avvocato, abbandonò la carriera forense per una scelta di vita, come si diceva allora: diventare un “rivoluzionario di professione” nel “partito nuovo” di Togliatti. Era il pupillo in Calabria di Mario Alicata, il potente responsabile della politica culturale del Pci e della sezione meridionale. Sarebbe stato nel ’56 il primo sindaco comunista di Cortale e, più tardi anche consigliere provinciale. Graziella si laureò in lettere all’università di Pisa, militante comunista anche lei, venne candidata alla Camera nelle elezioni del ’72 nel collegio lametino, si disse al posto del fratello Gianni, esponente della vecchia guardia, in ossequio al rinnovamento generazionale voluto dalla segreteria di Berlinguer. Si distinse come parlamentare per la sua bravura nei lavori della commissione agricoltura al fianco di Pio La Torre e per il suo fascino: veniva considerata la più bella deputata di Montecitorio e il settimanale “Panorama” gli dedicò un articolo molto lusinghiero in cui raccontava anche del corteggiamento discreto che gli riservava l’on. Bozzi, un arzillo liberale dal pizzetto ottocentesco che più tardi presiederà la bicamerale. Nel ’79 perderà il seggio in seguito alla sconfitta elettorale del PCI dopo il fallimento della politica di solidarietà nazionale e tornerà all’insegnamento nel Liceo classico di Lamezia dove conquisterà la stima di colleghi e allievi per la passione e la competenza che riversava nelle sue lezioni. Invece la milizia politica gli riserverà non poche amarezze in quanto verrà risucchiata nelle feroci lotte interne del partito nicastrese. De mortuis nihil nisi bene, ma un errore, secondo me, lo commise nella sua fulgida carriera: nell’ ’89 accettò di candidarsi consigliera a Cortale, senza conoscere la situazione locale, offrendo il suo nome prestigioso a copertura di una brutta e screditata esperienza. Probabilmente si trattò di un cedimento alla mozione degli affetti personali e al sentimento di appartenenza, tasti a cui era molto sensibile. Dopo lo scioglimento del Pci aderì al Pds nella componente di minoranza dei comunisti democratici e poi fu nella sinistra Ds, dove ci ritrovammo. Attualmente dirigeva il sindacato pensionati della CGIL e aveva aderito a SEL, il partito di Vendola. Lascia un unanime rimpianto e l’intramontabile ricordo della stagione in cui la bella politica migliorava l’animo delle persone e conferiva un senso alle loro esistenze. La sua esistenza ricca e intensamente vissuta ci tramanda l’esempio di una splendida persona, coerente con i suoi ideali giovanili fino all’ ultimo giorno. Ora davanti alla sua casa in piazza Italia con gli infissi mestamente chiusi mi sarà caro ritornare con la mente all’animazione di quella notte del 13 agosto del 1975 quando, con i compagni della sezione e con il grande cantautore Rino Gaetano, al termine della prima “Festa dell’Unità” di Cortale mangiammo la pizza più buona della nostra vita e la saluterò idealmente col pugno chiuso come si faceva allora.
Tutto a posto?
Una radiosa giornata di maggio, verrebbe da dire in un empito dannunziano, riferendosi alle notizie sui risultati elettorali che vedono contemporaneamente la liquefazione del partito di Berlusconi provvidenzialmente volato alla corte dello zar Putin (in prima fila dopo le first lady, ha dichiarato!), il crollo della Lega nelle sue tradizionali roccaforti e il flop di Casini. Spiccano le affermazioni personali di Orlando a Palermo e Doria a Genova, due candidati in grado di intercettare le domande di onestà e competenza dei loro concittadini, la sostanziale tenuta del centro – sinistra e il successo del movimento “cinque stelle” che sarebbe superficiale etichettare come demagogico e antipolitico, esprimendo piuttosto l’insofferenza e la protesta sacrosanta contro la malapolitica rappresentata dalla partitocrazia senza partiti e dai loro tesorieri. Ma si rimane colpiti negativamente soprattutto dal fatto che in assoluta controtendenza rispetto al dato nazionale, anzi europeo, solo in Calabria assistiamo ad una vittoria della destra, persino a Catanzaro dopo la fuga ingloriosa del vecchio ras locale che ha anteposto la dorata pensione di parlamentare al dovere di amministrare la città che lo aveva eletto sindaco. Ciò accade forse perchè il berlusconismo si è rivelato un comodo involucro che ha accolto (venuti meno i precedenti collettori della DC e del Psi) l’eterna anima clientelare, familistica e affaristica della nostra regione e la società stenta ad affrancarsi dalla sudditanza verso qualsivoglia potere (economico, politico, religioso, mafioso) in risposta all’insicurezza determinata dalla crisi economica. Ricordate la trasmissione “Pane e Politica” di Iacona andata in onda in occasione delle penultime elezioni comunali, con il tormentone recitato dall’imprenditore Abramo ai suoi dipendenti durante il giro elettorale: “Tutto a posto?” Quest’anno persino la squadra di calcio cittadina, dopo anni di purgatorio in C2 è salita nella serie superiore e lo stesso Abramo sembra volare sul filo del 50% dei voti verso la riconquista della poltrona di sindaco nonostante le denunce di brogli e irregolarità su cui indaga la magistratura. A Catanzaro adesso si che è proprio tutto a posto.
La Calabria di Angela
Benvenuti in Calabria, paese di Spartani e Africani sfrattati, delle arance di sangue e dei corpi dimenticati. Il paese delle badanti e dei raccoglitori stranieri, il luogo dei morti bianchi e dei morti neri. Benvenuti nel paese della solitudine. Nel posto della ‘ndrangheta e dell’anonimato, delle strade d’arsenico e del passato affondato. Nella terra degli ospedali assassini e dello Stato invisibile, e dove nessuno sembra poter arrivare. Dove tutto si può dimenticare. Benvenuti in una disperazione bianca, nel paese che non ha più miti e che non ha più le parole. Nella più fonda notte dell’Italia, in una oscurità chiamata Calabria. Benvenuti.
Angela Bubba, MaliNati, Bompiani, 2012.
Airport: incontri in Calabria.
Risiedere a Cortale comporta degli obblighi a cui io ottempero volentieri, come recarsi all’aereoporto, per la sua vicinanza al paese, e prendere in macchina amici o parenti che tornano a casa. Oppure ospiti di iniziative politiche o culturali che si svolgono nella nostra provincia. Così, a volte, mi ritrovo adibito all’accoglienza di persone che nel lontano passato sono entrate a vario titolo nella mia esperienza di vita e l’incontro, in questo caso fornisce l’occasione per nostalgiche rimembranze. Come quella volta con l’on. Famiano Crucianelli, il pupillo di Lucio Magri, che seguii nel percorso politico che condusse da Rifondazione ai Comunisti unitari fino ai DS, a cui ricordai gli anni in cui arrivava sotto la mia scuola, il liceo “Pilo Albertelli”, a bordo di una mitica moto,il V7 special della Guzzi con l’inconfondibile eskimo, maglione di lana australiana a trecce larghe, jeans e stivali (un abbigliamento da dandy sessantottino) per diffondere i volantini del “Manifesto”, il gruppo dissidente del PCI in cui allora militava. Più recentemente sono andato a prendere Giulietto Chiesa: leggo i suoi scritti da quando era corrispondente da Mosca de “L’Unità” negli anni di Gorbacev; era succeduto in quella sede a Massimo Boffa e Adriano Guerra. Che formidabile fucina di giornalismo indipendente fu il quotidiano fondato da Antonio Gramsci! Doveva intervenire come relatore ad un convegno sulla crisi economica che travaglia l’Europa all’università “Magna Grecia a cui partecipavano i miei studenti. E’ stato pure corrispondente de “La Stampa” e deputato europeo; esperto di geopolitica, ha scritto un libro sulla guerra infinita per Feltrinelli e ha costituito un movimento per l’alternativa; sostiene tesi di critica radicale al modello economico neoliberista imperante oggi ed è un oppositore strenuo dell’ “impero” americano. Ho rivisto anche Piero Sansonetti, già brillante condirettore de “L’Unità” e direttore di “Liberazione”, attualmente di “Calabria Ora”; esponente della sinistra piaciona e salottiera con qualche concessione di troppo all’ideologia sudista, con cui abbiamo rievocato gli anni vissuti nella sezione universitaria del Pci dal ’72 al ’77, i drammatici anni di piombo, a Roma. Un periodo iniziato con il tragico evento rievocato dal film di Marco Tullio Giordana, “Romanzo di una strage”, da poco uscito nelle sale e che viene ricostruito nel bel libro “L’aspra stagione” di De Lorenzis e Favale (Einaudi) in cui si ripercorrono i tragici avvenimenti di quegli anni attraverso gli occhi e la penna di Carlo Rivolta giovanissimo cronista di “Paese Sera”, poi di “Repubblica” e infine di “Lotta Continua”. Calabrese, di Trebisacce, era vicino al Movimento Studentesco; lo ricordo sempre la mattina sotto il mio Liceo dove veniva per raccogliere notizie per gli articoli che avrebbe scritto sulle quotidiane aggressioni fasciste contro i giovani democratici, e poi, negli anni successivi, all’università nei corridoi e sulla scalinata della facoltà di Lettere e Filosofia. Un giovane smilzo e fragile, divorato dalla passione politica, dalla voglia di capire e dall’eroina. Sono ricordi che riempiono le mie giornate e rendono meno tristi la solitudine e il pessimismo degli ultimi anni.
Alba
A Firenze, circa 1200 persone hanno partecipato, una settimana fa, all’assemblea convocata al MandelaForum da professori e intellettuali come Paul Ginsborg, Marco Revelli,Ugo Mattei, Paolo Cacciari, Luciano Gallino, Piero Bevilacqua, Tonino Perna, Andrea Bagni, Stefano Rodota’e Guido Viale firmatari del manifesto per un ‘soggetto politico nuovo‘. Gran parte dei partecipanti, come il ‘padrone di casa’ Ginsborg, sono stati animatori dei girotondi del 2002 e rappresentano, si puo’ ben dire, il Gotha della cultura democratico – radicale italiana. Si chiamerà Alba, acronimo di Alleanza lavoro beni comuni ambiente, il ‘soggetto politico nuovo’. Nei giorni scorsi i promotori hanno annunciato che il nuovo soggetto si collochera’ ”nell’area di sinistra” ma in antitesi ”all’attuale sistema dei partiti ormai senza la fiducia dei cittadini” e con una posizione critica nei confronti delle politiche del Governo Monti. In platea, oggi, quasi nessun politico e, come ha detto lo stesso Ginsborg, ”pochi giovani”. ”Il modello dei partiti che oggi abbiamo davanti e’ arrivato al capolinea” e ”una delle priorita’ e’ quella di ricostruire l’unita’ della sinistra, ma dal basso”. Ha detto il professore Paul Ginsborg, durante l’assemblea al MandelaForum di Firenze. ”Ne’ partito, ne’ movimento – ha aggiunto Ginsborg -: siamo un nuovo soggetto politico”. Per il professore c’e’ bisogno di ”una organizzazione politica nuova. Non ci ispiriamo a qualcuno o qualcosa, stiamo cercando di inventare qualcosa: proprio per questo abbiamo prodotto un manifesto” sottoscritto online, fino ad oggi, da circa 4500 persone, tra cui anche chi redige questo blog. ”Qui – ha proseguito – non si tratta di aggiustare pezzi di potere o di partiti, ma di far nascere nuove idee”. Rispondendo ai giornalisti, in merito alla possibilita’ che il nuovo soggetto sia pronto per le elezioni politiche del 2013, Ginsborg ha sottolineato che adesso preferisce ”parlare di percorso. Ci sono tra noi quelli piu’ impazienti, che vogliono lanciare qualcosa per il 2013; e poi ci sono altri, come me, che vogliono prima rinsaldare la cultura e le basi dei circoli territoriali. Poi vediamo”. ”Siamo oggi oltre 1200 – ha aggiunto Ginsborg -: non vedo molti giovani, ma senza di loro non si sopravvive, non c’e’ futuro”.
Riusciremo a Cortale a vedere l’alba di un nuovo giorno?
Viva il Primo Maggio
Canto dei lavoratori [Inno dei lavoratori]
Su fratelli, su compagne,
su, venite in fitta schiera:
sulla libera bandiera
splende il sol dell’avvenir.
Nelle pene e nell’insulto
ci stringemmo in mutuo patto,
la gran causa del riscatto
niun di noi vorrà tradir.
Il riscatto del lavoro
dei suoi figli opra sarà:
o vivremo del lavoro
o pugnando si morrà.
o vivremo del lavoro
o pugnando si morrà.
o vivremo del lavoro
o pugnando si morrà.
La risaia e la miniera
ci han fiaccati ad ogni stento
come i bruti d’un armento
siam sfruttati dai signor.
I signor per cui pugnammo
ci han rubato il nostro pane,
ci han promessa una dimane:
la dima si aspetta ancor.
Il riscatto del lavoro…
L’esecrato capitale
nelle macchine ci schiaccia,
l’altrui solco queste braccia
son dannate a fecondar.
Lo strumento del lavoro
nelle mani dei redenti
spenga gli odii e fra le genti
chiami il dritto a trionfar.
Il riscatto del lavoro…
Se divisi siam canaglia,
stretti in fascio siam potenti;
sono il nerbo delle genti
quei che han braccio e che han cor.
Ogni cosa è sudor nostro,
noi disfar, rifar possiamo;
la consegna sia: sorgiamo
troppo lungo fu il dolor.
Il riscatto del lavoro…
Maledetto chi gavazza
nell’ebbrezza dei festini,
fin che i giorni un uom trascini
senza pane e senza amor.
Maledetto chi non geme
dello scempio dei fratelli,
chi di pace ne favelli
sotto il pie dell’oppressor.
Il riscatto del lavoro…
I confini scellerati
cancelliam dagli emisferi;
i nemici, gli stranieri
non son lungi ma son qui.
Guerra al regno della Guerra,
morte al regno della morte;
contro il dritto del del più forte,
forza amici, è giunto il dì.
Il riscatto del lavoro…
O sorelle di fatica
o consorti negli affanni
che ai negrieri, che ai tiranni
deste il sangue e la beltà.
Agli imbelli, ai proni al giogo
mai non splenda il vostro riso:
un esercito diviso
la vittoria non corrà.
Il riscatto del lavoro…
Se eguaglianza non è frode,
fratellanza un’ironia,
se pugnar non fu follia
per la santa libertà;
Su fratelli, su compagne,
tutti i poveri son servi:
cogli ignavi e coi protervi
il transigere è viltà.
Il riscatto del lavoro…
Una lettera da Cortale
Sul Quotidiano della Calabria di oggi è stata pubblicata questa amara lettera a firma di un nostro concittadino, una vecchia conoscenza dei lettori che ricorderanno sicuramente i suoi esordi letterari di quest’inverno. La pubblico integralmente, insieme all’articolo di Pasqualino Rettura a cui fa riferimento.
Il blog si è occupato di questo argomento in due post, “Il ponte di Zaccarini” e “The long and wayting road”, che possono essere recuperati attraverso il motore di ricerca (search) qui a fianco.
Ho letto sul giornale di ieri sabato 21 c.m. che il tribunale di Lamezia ha assolto tutti quelli che erano conivolti nell’esecuzione della strada provinciale Maida-Girifalco. Bene. Ma allora di chi è la colpa se noi da quasi dieci anni stiamo soffrendo per queste continue interruzioni e degli interminabili lavori?
Non certo della cattiva progettazione vista che tutti sapevano e sanno che c’è un punto in cui c’è una frana attiva e solo la fortuna ha voluto che non ci scappasse un morto, perchè il tribunale ha assolto tutti;
non certo dei direttori dei lavori che constatavano giorno per giorno l’andamento del cantiere perchè sono stati assolti;
non certo della ditta che è stata assolta;
non certo degli amministratori locali dei paesi interessati che non hanno vigilato sui tempi, sui modi e sollecitato ed informato gli organi politici del disagio dei loro cittadini quando il cantiere in questione cadeva a pezzi, una volta qui, un’altra volta là, con interruzioni continue che mettevano a dura prova la pazienza dei cittadini-sudditi (così ci vogliono in Calabria) e mettevano in ginocchio la fragile economia di questi paesi;
non certo del committente, la provincia, che evidentemente riteneva che le cose:-…. in fondo..che volete..non si può prevedere l’imprevedibile.-
Ma allora la colpa di chi è, io lo so: – E’ della FRANA, che da secoli è lì, lo sanno tutti e non sta mai ferma questa dispettosa!! E’ dell’ACQUA PIOVANA che a tutti i costi vuole scendere nell’alveo naturale che si è scavata da secoli ed ora è stato ostruito dalla strada;
è dei CITTADINI che:-..insomma cosa vogliono prima o poi la finiremo questa strada e se poi dobbiamo lavorarci per altri dieci anni….Meglio..per noi.-
Gianfranco Taranto
Al cortalese non far sapere…
Si direbbe che stiano volando gli stracci, a leggere le cortesie al calor bianco, sul blog della Serratore, tra le fazioni che negli ultimi tredici anni hanno gestito la cosa pubblica nel nostro paese facendone strame. C’è senz’altro da prestar fede a quanto affermano, visto che si tratta di fonti attendibili, provenienti da un osservatorio privilegiato interno all’amministrazione e munite di informazioni di prima mano in grado di togliere il velo agli arcana imperii, scoperchiando in modo bipartizan lo spaventoso verminaio che ha inquinato la vita pubblica. Lo scenario che si profila ai nostri occhi è veramente desolante superando persino le più apocalittiche analisi sfornate sui blog in questi anni, regolarmente respinte a suon di insulti dai diretti interessati. E’ l’ulteriore conferma, come ha di recente scritto lo studioso Carlo Galli, che la politica nel Sud “ha perduto la presa sui territori, che sono rimasti consegnati a gruppi locali, a clientele e cricche ormai autoreferenziali, semplici anelli di cordate politico – affaristiche rispetto alle quali il brand politico nazionale era, ed è spesso tuttora, una copertura ideologica, pubblicitaria, di pratiche sostanzialmente private, prive di respiro pubblico e civico.” Questa è anche la situazione cortalese che è sotto i nostri occhi. Per di più una “terza via”, come avrebbe detto Berlinguer, tra le due recenti esperienze, parimenti scellerate di questi anni, è difficilmente immaginabile. Nemmeno un Diogene con la lanterna potrebbe riuscire nell’impresa di trovare almeno ottocento elettori, affrancati da ogni forma di sudditanza al clan o alla clientela, disposti a votare rappresentanti capaci, onesti e pensosi del bene comune. Cioè l’humus che ha prodotto queste escrescenze parassitarie che poi si sono incistate nel tessuto sociale infettandolo, dovrebbe produrre gli anticorpi. Sarebbe come sperare che il parlamento che ha attestato essere Ruby la nipote di Mubarak possa votare una legge contro la corruzione. Moriremo tutti democristiani, si diceva un tempo. A questo punto era meglio morire da piccoli, ha chiosato un buontempone. Perchè i democristiani mangiavano, è vero; ma almeno sapevano stare a tavola.
P.S. Prima di chiudere sono debitore di una segnalazione pervenutami telefonicamente da un amico cortalese emigrato al Nord che lamentava l’opacità e la mancanza di trasparenza di alcune delibere di spesa in cui non viene indicata l’entità della somma erogata e neanche l’ammontare dei fondi disponibili nel relativo capitolo di bilancio. E già, al cittadino non far sapere…
All’amico risanato
Durante le vacanze pasquali, mentre si consumava il definitivo tramonto della destra italiana populista e xenofoba per come l’ abbiamo conosciuta in questo ventennio con i suoi personaggi simbolo Berlusconi e Bossi, il mio pensiero correva sovente ad un caro amico con cui ero solito commentare i fatti politici. Stavolta non ho potuto gioire assieme a lui per l’ingloriosa vicenda che ha travolto la Lega perché è degente in un ospedale romano dove è stato sottoposto ad un delicato intervento di chirurgia vascolare. L’intervento è riuscito perfettamente ed ora sta affrontando un (si spera) breve periodo di convalescenza che ce lo restituirà quanto prima rimesso a nuovo come un giovanotto. Ne sono certo, conoscendone la forte tempra indomita da vecchio socialista massimalista e per di più vasciuoto. Così gli invio da questo blog il mio sincero augurio di pronta guarigione. In paese lo aspettano in parecchi: sono tanti coloro a cui manca l’abituale passeggiata serale allietata dai suoi divertenti sfottò e dalle proverbiali azzuffatine verbali. Io, tanto per rompere il ghiaccio e prepararlo alle novità, gli racconto, a distanza, di un curioso manifesto che annuncia con grande spolvero un forum indetto dalla Regione riservato ad amministratori comunali, tecnici, imprenditori, professionisti e associazioni varie, sul tema della conservazione del paesaggio e della sua riqualificazione laddove questo fosse stato già compromesso; naturalmente dagli stessi soggetti prima nominati, come nel casi più noti dell’eolico o dell’abusivismo edilizio. Insomma, ai destinari si promettono affari per progetti di recupero dell’ambiente dopo che gli stessi ne hanno appena conclusi altri per deturparlo. Poi, tanto per non perdere mai il buonumore e l’ironia neanche nelle circostanze più serie, gli direi dei commenti compiaciuti del paese per il funzionamento ottimale di una certa unione comunale dove pare che i sindaci si conferiscano vicendevolmente incarichi professionali tra colleghi, senza imbarazzo alcuno, evidentemente per rafforzare le sinergie e i rapporti di buon vicinato tra le loro comunità. D’altronde queste unioni non servono a promuovere le economie di scala e migliorare i servizi? Sono convinto che il mio amico, appena sarà completamente risanato, proporrà di segnalare questi due casi così meritori al prof. Arlacchi perchè li inserisca nel suo Guinnes europeo come esempi imperituri di virtù civiche.
Sciopero!
Confesso anch’io di aver baciato il rospo, di aver salutato cioè positivamente l’avvento del governo dei professori come la premessa per un risanamento economico e morale del Paese dopo l’infausto ventennio berlusconiano affogato nel default finanziario e nel bunga- bunga. Il parallelismo, azzardato da autorevoli interpreti di cose politiche come il giornalista Eugenio Scalfari e gli storici Guido Crainz e Massimo Luigi Salvadori, con i governi post – risorgimentali di Quintino Sella, Rattazzi, Ricasoli e Minghetti artefici del pareggio di bilancio e della creazione delle infrastrutture necessarie per il successivo decollo industriale, gli avevano infine conquistato le mie speranzose simpatie per lo spessore e il disinteresse delle personalità chiamate in causa dal paragone e l’ indubbia competenza degli attuali ministri. Alla prova dei fatti, visto l’esito della trattativa sulla riforma del mercato del lavoro con la cancellazione dell’art. 18 dello Statuto dei lavoratori, e gli altri provvedimenti sin qui adottati, debbo purtroppo concludere però che la compagine guidata dal rettore della Bocconi si è caratterizzata per un rigore a senso unico e le sue velleità modernizzatrici si sono tradotte in un angusto classismo e nella volontà di smantellare quanto resta ancora in piedi dello stato sociale senza neanche un’ombra della tanto ventilata equità. E stato un governo debole e arrendevole con i forti (le lobbies dei tassisti, dei farmacisti, dei notai, Berlusconi per le frequenze televisive e la governance della Rai) e forte e arrogante con i deboli (consumatori, pensionati e lavoratori dipendenti). Quasi una anacronistica riedizione delle politiche liberiste e monetariste in voga negli anni ’80 che hanno originato soltanto ingiustizie e maggiori disuguaglianze invece dello sviluppo e del benessere promessi. Ancora una volta è il tempo della mobilitazione e della lotta in difesa dei diritti minacciati. Con la CGIL. Orfani però di una sinistra politica degna di questo nome, impelagata com’è nelle proprie divisioni e in ricorrenti episodi di malcostume, in grado di rappresentare nel parlamento e nel paese gli interessi dei lavoratori.

